IPONATRIEMIA: QUANDO UN’ECCESSIVA ASSUNZIONE DI ACQUA PUO’ ESSERE DANNOSA

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Ci è sempre stato consigliato di bere almeno 2 litri di acqua al giorno.

Bere è una pratica fondamentale, per mantenere il bilancio idrico intra ed extracellulare, basti pensare che il nostro corpo è composto in media per il 60% di acqua.

L’acqua nel nostro corpo è contenuta per la maggior parte nei muscoli e nei fluidi corporei ed è essenziale per svolgere le reazioni cellulari, per mantenere la temperatura corporea, per permettere la circolazione del sangue e dei nutrienti, è di aiuto nella digestione e ci permette di espellere i rifiuti tossici tramite le urine.

Meno acqua è presente nel nostro corpo e minore è la quantità di plasma, ciò costringe il cuore a battere più forte e ad aumentare la pressione sanguigna per poter arrivare ad ossigenare tutti gli organi.

Ancora più importante diventa l’idratazione durante l’attività fisica: mantenere durante l’allenamento un corretto stato di idratazione permette di svolgere correttamente i processi metabolico-energetici e rallenta l’insorgere dell’affaticamento muscolare.

Una perdita di liquidi durante l’attività fisica del 3%, causa un calo delle performance paragonabile al 30%.

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Siamo quindi consapevoli dell’importanza che l’acqua svolge all’interno del nostro corpo, ma una sua eccessiva assunzione potrebbe rivelarsi dannosa?

Un’iperidratazione porta nel nostro corpo a un disturbo chiamato iponatriemia, un fenomeno caratterizzato da un’eccessivamente bassa concentrazione di sodio nel plasma.

Esemplari sono i casi di una donna di 28 anni morta nel 2002 per encefalopatia iponatriemica durante la maratona di Boston, in seguito all’assunzione di 15 litri di bevande nel corso della gara e di un uomo di 25 anni morto nel 2005 a Washington, un giorno dopo aver bevuto più di 11 litri d’acqua durante un giro in bicicletta.

Molti altri sono gli episodi avvenuti nel tempo di ricoveri ospedalieri o di decessi causati da un’eccessiva assunzione di acqua.

Si può parlare di intossicazione acuta quando i livelli di sodio presente nel sangue scendono sotto i 130 mmol/L nell’arco di 24 ore, mentre il range di normalità si attesta tra i 135 e i 145 mmol/L.

Il sodio è un elettrolita presente in grandi quantità nel nostro corpo soprattutto nella componente extracellulare ed è coinvolto nella trasmissione di impulsi nervosi, nella contrazione muscolare ed è essenziale nella regolazione dell’osmosi plasmatica, ovvero la concentrazione di particelle disciolte nel plasma.

Quando il suo livello si abbassa sotto i livelli normali, avviene una riduzione del volume sanguigno e di liquidi interstiziali.

La quantità di sodio presente nel sangue è regolata dai reni che hanno la capacità di diluire o concentrare maggiormente le urine, eliminando la quantità in eccesso.

Tra i sintomi principali derivati da iponatriemia vi sono nausea e vomito, crampi, debolezza, affaticamento e stato confusionale.

Svariate possono essere le cause, oltre all’eccessiva introduzione di acqua, che possono condurre all’insorgere di questa patologia, la quale se non trattata in tempi brevi con soluzione endovenosa a base di sodio può portare, come già visto, al coma e successivamente alla morte.

Per prevenire ciò basterà limitare il consumo di liquidi a un litro all’’ora durante l’attività fisica e assumere bevande isotoniche contenenti elettroliti, in grado di reintegrare la quantità di sodio persa attraverso la sudorazione.

Una buona indicazione per una corretta idratazione è l’introduzione di 1 ml d’acqua per kcal, approssimativamente 2 litri al giorno per le donne e 2,5-3 litri al giorno per gli uomini.

La quantità giornaliera di sale raccomandata nella dieta, invece, non dovrebbe essere superiore ai 5g, pari a circa 2g di sodio, quota molto spesso ampiamente superata per la gran quantità di sale aggiunto nei cibi come affettati, formaggi e snack salati.

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